Referendum 17 aprile – Zanotti Energy Group https://zanottienergygroup.it Conosciamo bene gli impianti fotovoltaici aziendali. Fri, 06 May 2016 14:12:33 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.4.6 https://zanottienergygroup.it/wp-content/uploads/2020/07/cropped-favicon-32x32.png Referendum 17 aprile – Zanotti Energy Group https://zanottienergygroup.it 32 32 Referendum 17 aprile: ripartiamo insieme da quel 31,2% https://zanottienergygroup.it/referendum-17-aprile-ripartiamo-insieme-da-quel-312/ https://zanottienergygroup.it/referendum-17-aprile-ripartiamo-insieme-da-quel-312/#respond Fri, 06 May 2016 14:12:33 +0000 https://www.zanottienergygroup.it/?p=4102  

Sono ormai passate 3 settimane dal referendum del 17 aprile. Ci siamo accorti che il risultato del referendum da molti cittadini non è stato accolto con stupore o dispiacere, ma con ovvietà. Anzi, già nei giorni seguenti non se n’è più parlato.

Avevamo già espresso la nostra opinione sul voto, ora vogliamo ripartire proprio da quel risultato.

Facciamo innanzitutto un breve riepilogo. Quella domenica di aprile siamo stati chiamati alle urne per decidere se continuare a sfruttare i giacimenti interessati da concessioni – principalmente di gas naturale – fino al loro esaurimento. Con il SI si esprimeva la propria volontà a non rinnovare le attività di estrazione una volta scadute le concessioni.

Il quorum, ossia il 50% più uno degli aventi diritto al voto, non è stato raggiunto. I votanti sono stati il 31,2%, di questi l’85,8% ha votato SI. E’ facile dunque comprendere come a pesare notevolmente sia stato l’astensionismo. Il referendum non è valido, ma l’alta percentuale del SI ha per noi un forte valore e ci auspichiamo che questo risultato non venga visto solo come una sconfitta o come la folle idea di un gruppo di sognatori.

In origine i quesiti proposti dalle dieci regioni promotrici inizialmente erano 6, di questi ne è rimasto solo uno e il vincolo delle 12 miglia escludeva di fatto diverse piattaforme attualmente funzionanti. La portata del referendum, come avevamo già espresso, era dunque limitata, ma riteniamo che chi è andato a votare lo abbia fatto anche per inviare un forte messaggio politico. Da alcuni tale valenza politica è stata criticata. Per noi invece il quesito non aveva né colori né schieramenti, anzi l’occasione di mandare un forte segnale sarebbe dovuta essere la nostra carta vincente. Ci ha molto rammaricati infatti la forte strumentalizzazione da parte di alcuni partiti e categorie.

Non siamo né utopisti né idealisti, non vogliamo convincervi che nel giro di pochissimi anni il nostro Paese sarebbe in grado di diventare energicamente indipendente grazie alle energie rinnovabili. Crediamo però fortemente nel nostro lavoro e anche nella concreta possibilità di immaginare un futuro più rinnovabile, grazie ad un cambiamento graduale e consapevole.

E’ proprio da “addetti ai lavori” del settore green che il 17 aprile abbiamo deciso di cogliere quella che ci è sembrata un’ottima opportunità per far capire che strategie diverse in ambito di economia energetica devono essere prese. Siamo dispiaciuti dell’esito, ma il risultato ottenuto non ci sembra da buttar via. Al contrario ci auspichiamo che quel 31,2% possa essere un ottimo punto di partenza. Noi dal canto nostro continuiamo a credere in ciò che facciamo e ad aiutare chi ha deciso di investire sulle energie rinnovabili. Ne approfittiamo quindi per ringraziare chi ha deciso di esprimere il proprio voto, chi ha ritenuto importante informarsi e documentarsi e anche tutti voi che in numerosi avete risposto alla nostra news del mese scorso esprimendo la vostra opinione e i vostri dubbi.

 

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Referendum del 17 Aprile: la nostra opinione https://zanottienergygroup.it/referendum-del-17-aprile-la-nostra-opinione/ https://zanottienergygroup.it/referendum-del-17-aprile-la-nostra-opinione/#comments Mon, 11 Apr 2016 13:32:15 +0000 https://www.zanottienergygroup.it/?p=4057 Se diciamo TRIVELLE, a cosa pensate? Sicuramente la prima cosa che salta alle menti di ognuno di noi è il referendum di domenica 17 aprile. Inquadriamo insieme i punti nevralgici di questo referendum, per capire perché viene ostacolato, in primis dal governo. Non vogliamo di certo con questo articolo imporre la nostra idea sul voto da esprimere, in una soleggiata domenica primaverile, ma semplicemente abbiamo piacere, alla luce della nostra esperienza e del nostro vissuto, di esprimere un’opinione.

[su_box title=”Ricordiamo brevemente l’unico quesito sul quale siamo chiamati alle urne:” box_color=”#ed6a15″ radius=”0″]Volete voi che sia abrogato l’art. 6, comma 17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, “Norme in materia ambientale”, come sostituito dal comma 239 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2016)”, limitatamente alle seguenti parole: “per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale”?[/su_box]

In termini un po’ più semplici ci viene chiesto, in solo riferimento alle attività estrattive già esistenti entro le 12 miglia dalla costa, se vogliamo che tali attività non vengano rinnovate una volta scadute le concessioni.

In cosa consistono le concessioni?

Nel nostro Belpaese lo Stato detiene la proprietà degli idrocarburi, affidando però la loro estrazione attraverso il rilascio di titoli di concessioni  a società private anche estere, che possono poi impiegare le risorse estratte come meglio credono. Questi hanno una prima durata pari a 30 anni, rinnovabile fino a 50 anni. Le società interessate devono pagare una tassa (“Royalty”).

Uno dei primi dubbi viene proprio sollevato in merito alla portata del referendum, visto che riguarda solo le estrazioni entro le prime 12 miglia dalla costa. Il referendum non proibirebbe tutte le attività estrattive, ma le concessioni interessate dal referendum, stando ai dati del MISE, sarebbero 44  su 69.

Ma perché non votare? Norme più restrittive nei confronti delle attività estrattive, sarebbero certamente auspicabili, soprattutto nell’ottica di quanto discusso solamente pochi mesi fa alla COP21 di Parigi.

Veniamo ad un’altra questione strategica di importanza nazionale: la sicurezza e l’indipendenza energetica dell’Italia.
Attualmente importiamo il 76,9% delle risorse energetiche rispetto al nostro consumo interno lordo. E’ un dato che supera quasi del 20% la media europea, ma è il più basso da 26 anni. Questo dato è legato in parte alla crisi economica e al ribasso del prezzo del petrolio, ma anche alla crescita dell’energia da fonti rinnovabili. Considerando sempre alcune delle stime del MISE, tutto il petrolio presente nel territorio marittimo nazionale, coprirebbe il fabbisogno nazionale di greggio per 7 settimane e quello del gas per 6 mesi.

Allora perché intestardirsi volendo sfruttare al massimo i giacimenti di gas naturale e petrolio, quando è possibile investire su un settore più pulito, come quello delle rinnovabili in forte espansione tecnologica ? In Europa il giro di affari, sulle energie rinnovabili, è nell’ordine dei 143 miliardi di Euro, con oltre un milione di occupati. L’Italia si aggiudica, in questa classifica pubblicata da EurObserv’ER, il quarto posto, battendo anche Svezia e Danimarca. Nel nostro Belpaese 20mila sono gli occupati nell’eolico, 19mila nelle biomasse, 10 mila nel fotovoltaico, 8.500 nel campo delle pompe di calore, 5.500 sia per il geotermico che per i biocarburanti, 5mila per il biogas. Volendo volare per un attimo oltreoceano, è possibile atterrare negli Stati Uniti, dove il solo settore solare dà più lavoro di quello del petrolio e gas: 209 mila lavoratori, contro i 184.500 impiegati nell’estrazione di petrolio e gas (National Solar Jobs Census).

I principali partiti e sindacati ci hanno invitati all’astensione proprio perché una vittoria del SI, porterebbe alla perdita di numerosi posti di lavoro. Reperire un dato preciso è davvero difficile. Il presidente del Consiglio ha parlato di 11mila posti di lavoro, quello di Idrocarburi Assominerararia, di 5mila. Eticamente la perdita di un posto di lavoro ha lo stesso valore, indipendentemente dal settore e non ci sembra il caso né la sede adatta per parlare di “sacrificio” di un settore a vantaggio di un altro. Alla luce però di quanto scritto fino a qui, ci sorge un ragionamento molto semplice. Il referendum non implicherebbe la perdita diretta di posti di lavoro. Le concessioni ancora attive, dureranno infatti fino alla naturale scadenza, termine che le compagnie estrattive già conoscono dall’inizio (disponibile anche sul sito del MISE). Il rinnovo delle concessioni infatti non è mai stato un dato certo. Sostenere che la vittoria del SI porterebbe alla perdita sicura di migliaia di posti di lavoro ci sembra un po’ forzato.

Inoltre la ns. riflessione, non ancora percepita e discussa in tutte le sedi, è sulla “qualità del lavoro”. Le statistiche, soprattutto se macro, parlano di posti di lavoro, non parlano però né di età, né di territorialità, né di durabilità nel tempo del lavoro, quindi lo faremo noi. Lo sviluppo di nuove tecnologie e soprattutto di impianti sempre di più piccola taglia (indipendentemente dalla fonte), porta ad una specializzazione sul territorio nazionale con massima capillarità (indipendentemente dalla geografia, dall’età e addirittura della formazione). Se ogni casa, azienda, scuola, ospedale, centro commerciale, aeroporto, si producesse la propria energia e la propria fonte di calore, ogni territorio avrebbe la necessità di tecnici specializzati ed aziende, con forte specializzazione e stabilità del lavoro per i prossimi 30-50 anni. Siamo sicuri che le piattaforme di trivellazione, soprattutto se di compagnie estere possano fare questo, dando questi benefici a lungo termine ?
Per esser pratici la ns. realtà è un tangibile esempio, un’azienda nata nel 2011, specializzata nella gestione dell’energia prodotta secondo tutte le nuove tecnologie al servizio di aziende e privati. Dal 2011 ad oggi abbiamo avuto una crescita esponenziale che ora prevede: 7 addetti a tempo indeterminato + 3 consulenti (con una media età di 35,2 anni, un nuovo assunto tra i 25 e i 30 anni ogni 6 mesi), rapporti di collaborazione per l’introduzione al lavoro con Università di Modena-Reggio Emilia, Università di Bologna, ed inoltre, docenze per Master in Tecnici Esperti in Gestione dell’Energia, collaborazioni in tutto il territorio nazionale e importanti progetti di sviluppo grazie alla neonata start-up innovativa Service Partner Solution S.r.l.

Siamo sicuri che un’Italia senza rinnovabili avrebbe permesso tutto questo ?

La nostra volontà è di non fossilizzarci – non abbiamo saputo resistere al gioco di parole – su vecchie e miopiche scelte energetiche, ma investire nel futuro. Ci auspichiamo che l’Italia riesca ad intraprendere questo percorso quanto prima. Noi intanto, nel nostro piccolo, diamo un contributo.

 

 

 

 

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