energie fossili – Zanotti Energy Group https://zanottienergygroup.it Conosciamo bene gli impianti fotovoltaici aziendali. Tue, 12 Nov 2019 11:31:40 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.4.6 https://zanottienergygroup.it/wp-content/uploads/2020/07/cropped-favicon-32x32.png energie fossili – Zanotti Energy Group https://zanottienergygroup.it 32 32 Zanotti Energy Group sponsor del Team Triathlon 3.30 https://zanottienergygroup.it/zanotti-energy-group-sponsor-del-team-triathlon-3-30/ Tue, 12 Nov 2019 11:31:40 +0000 https://www.zanottienergygroup.it/?p=8755 Costanza, Sudore, Fatica e Sacrificio. Questo è lo Sport, questo è il Triathlon: “tre discipline, un’unica squadra”.

Con questi presupposti e da una passione condivisa per lo Sport, nasce la partnership tra Zanotti Energy Group e il Team Triathlon 3.30.

Il Triathlon come ogni sport affrontato con passione e dedizione, ti educa al sacrificio, al comprendere appieno i tuoi limiti, a sottostare a determinate regole dalle quali non puoi nasconderti o chiudere gli occhi. Ti aiuta a crescere nell’anima e nella mente.

Così anche noi, come un’atleta che punta a percorrere distanze più lunghe con tempi migliori, ci poniamo obiettivi sempre più sfidanti, consapevoli delle nostre forze, dei valori e della professionalità che mettiamo al servizio dei nostri CLIENTI e PARTNER.

Sport ed Energie Rinnovabili: un connubio che funziona e che abbiamo voluto esaltare attraverso un video che racconti questa connessione perfetta tra l’energia agonistica dell’atleta con quella delle fonti energetiche naturali. 

ZANOTTI ENERGY GROUP: SPRIGIONA L’ENERGIA!

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Elettricità 100% rinnovabile? Si può fare entro vent’anni https://zanottienergygroup.it/elettricita-100-rinnovabile-si-puo-fare-entro-ventanni/ https://zanottienergygroup.it/elettricita-100-rinnovabile-si-puo-fare-entro-ventanni/#respond Tue, 02 May 2017 10:35:21 +0000 https://www.zanottienergygroup.it/?p=5791 Elettricità 100% rinnovabile? Si può fare entro vent’anni. Lo dicono (anche) Shell e Bhp.

Tra vent’anni potremmo produrre elettricità quasi esclusivamente da rinnovabili, dimezzando le emissioni di gas serra. A proporlo non è un’ambientalista visionario, ma un gruppo di esperti di energia tra cui figurano diversi esponenti dell’industria petrolifera e mineraria, tra cui dirigenti di Royal Dutch Shell, Bhp Billiton e General Electric Oil & Gas. Insieme a banchieri, professori universitari e rappresentanti di istituzioni internazionali fanno parte dell’Energy Transitions Commission (Etc), che ieri ha presentato un rapporto destinato a far discutere.

L’organismo, fondato nel 2015 per promuovere gli Accordi sul clima, è diventato straordinariamente ottimista sulle potenzialità delle fonti rinnovabili e delle tecnologie per aumentare l’efficienza energetica. Tanto da giudicare realistica una riduzione del 30% dei consumi di combustibili fossili entro il 2040.

Carbone, petrolio e gas per quella data potrebbero ancora costituire il 50% del mix di energia primaria, tuttavia ci sarebbe un crollo imponente della domanda, con un impatto disastroso sui produttori: non solo l’Opec , ma anche Paesi come gli Stati Uniti e giganti estrattivi come le stesse Shell e Bhp.

I costi di solare e eolico stanno precipitando al punto che gli esperti dell’Etc prevedono che «entro il 2035 sarà possibile far funzionare un sistema energetico quasi al 100% con rinnovabili a un costo tutto compreso inferiore a 70 $/Mwh», un livello che spiazzerebbe le fonti fossili. Questo non sarà possibile ovunque, ma «in molti Paesi», compresa probabilmente l’Italia (anche se l’unico esempio menzionato è la Germania).

L’Etc fonda il suo piano sull’assunto di una rapida discesa dei costi anche per le batterie, necessarie per far fronte all’intermittenza di solare e eolico. Inoltre ammette che ci sono settori in cui la decarbonizzazione non sarà facile, come i trasporti pesanti, l’aviazione e alcuni procedimenti industriali. Ma si concentra anche sulle potenzialità di altri interventi, come quelli per l’efficienza energetica.

In ogni caso, aggiunge, i Governi dovranno sostenere la transizione, garantendo un quadro legislativo «stabile e prevedibile» e un sostegno non tanto per aumentare gli investimenti (che dovranno comunque crescere di 300-600 miliardi di $ l’anno), quanto per dirottarli verso tecnologie e fonti “verdi”.

*Fonte: Il Sole 24 ORE – Finanza e Mercati

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L’Onu è per il disinvestimento dalle fossili. https://zanottienergygroup.it/lonu-e-per-il-disinvestimento-dalle-fossili/ Thu, 19 Mar 2015 09:08:43 +0000 https://www.studioingzanotti.it/?p=2666 “Supportiamo il disinvestimento perché manda un segnale chiaro alle compagnie, specialmente quelle del carbone, che l’era del ‘brucia ciò che vuoi’ non può continuare”. A parlare così è Nick Nuttall, portavoce della Convenzione sul Cambiamento Climatico delle Nazioni Unite, l’UNFCC. Per la prima volta l’Onu si schiera apertamente a sostegno della campagna internazionale per spingere istituzioni, fondi pensioni, governi e risparmiatori a disinvestire dagli asset in fonti fossili.

I motivi che stanno dietro alla campagna sono noti e piuttosto semplici: se vogliamo evitare gli effetti più disastrosi del global warming dobbiamo lasciare sotto terra gran parte delle riserve di carbone, petrolio e gas. Secondo le stime dell’International Energy Agency (IEA), se vogliamo avere buone possibilità di fermare il riscaldamento globale entro a soglia critica dei 2 °C, due terzi delle riserve provate di combustibili fossili dovranno rimanere sotto terra. Secondo altri studi, come quello di Carbon Tracker Initative, la quantità di combustibili fossili che non potremo bruciare se vogliamo affrontare seriamente il global warming è addirittura dell’80%.

A rischio, oltre al clima, sono anche i soldi di chi investe: le politiche per il clima e la transizione energetica in atto verosimilmente impediranno di far fruttare adeguatamente gran parte degli asset in miniere e trivelle. È la cosiddetta bolla del carbonio, che potrebbe avere effetti disastrosi anche per l’economia mondiale se questa non si disintossica abbastanza in fretta da carbone, petrolio e gas.

Motivazioni che sembrano condivise dall’UNFCCC: “Tutto quello che facciamo è basato sulla scienza e la scienza ci dice che abbiamo bisogno di un mondo con molti meno combustibili fossili”, commenta al Guardian Nuttal, confermando: “Abbiamo messo a disposizione dei gruppi e delle organizzazioni che stanno disinvestendo la nostra autorità morale di Nazioni Unite. ”Fino ad ora c’era stato, a novembre, un appello agli investitori del segretario generale Ban Ki-moon a “ridurre gli investimenti nell’economia del carbone e delle fossili”, ma l’Onu non era mai arrivata ad appoggiare esplicitamente la campagna per il disinvestimento.

La dichiarazione delle Nazioni Unite si aggiunge a diversi appelli autorevoli ed estranei al mondo dell’ambientalismo o dell’energia rinnovabile che di recente hanno messo in guardia sugli investimenti in fossili, moniti arrivati dal Fondo sovrano norvegese, dalla Banca Mondiale, dalla Banca d’Inghilterra e da voci importanti del mondo della finanza come HSBC, Goldman Sachs e Standard and Poor’s.

La campagna di disinvestimento dalle fossili, cui hanno aderito soprattutto università, chiese ed enti pubblici, verosimilmente non produrrà un impatto economico significativo sugli investimenti in energie fossili: almeno in questa fase, l’attacco è soprattutto sul piano morale e comunicativo. Tuttavia la presa di posizione dell’Onu è sicuramente significativa, ma da un certo punto di vista contraddittoria. L’organismo rappresenta, infatti, le nazioni e proprio gli Stati sono tra i più grandi investitori in fossili: possiedono o controllano indirettamente circa il 72% delle riserve mondiali di petrolio, il 73% di quelle di gas e il 61% di quelle di carbone.

Oltre a questo le nazioni aiutano i privati a trivellare e a scavare. Solo i Paesi del G20, ad esempio, ogni anno destinano 88 miliardi di dollari di denaro pubblico per aiutare le compagnie a sviluppare nuove riserve, nonostante la promessa fatta cinque anni fa di eliminare progressivamente gli aiuti alle fossili a partire proprio da quelli per le esplorazioni, denuncia l’ong americana Oil Change International. I sussidi alle fossili secondo la IEA (che considera solo quelli al consumo) nel 2012 a livello mondiale sono stati pari a 544 miliardi di $, contro i 104 miliardi destinati alle rinnovabili. Il Fondo Monetario Internazionale stima l’aiuto a gas, carbone e petrolio in 1.900 miliardi $/anno.

Secondo un recente studio, che individua le riserve da non estrarre partendo da quelle più climalteranti, costose e problematiche, la Cina e l’India potranno usare solo il 13% delle proprie riserve di carbone, l’EU l’11%, l’Africa il 10%, gli Stati Uniti il 5% e la Russia appena il 3%. Lo scenario che dovrebbe concretizzarsi per il bene del clima sembra cioè decisamente incompatibile con la situazione energetica attuale di molte superpotenze: si pensi alla Cina che nel 2014 ha visto il Pil crescere del 7,4% e che, nonostante gli sforzi in atto, dipende a ancora dal carbone per circa l’80% della sua domanda di energia.

Il supporto dell’ONU alla campagna di disinvestimento dalle fossili è un ottimo segnale: ma ora bisognerebbe che lo ascoltassero gli Stati nazionali. A partire dall’Italia, che con norme come quelle contenute nello Sblocca Italia ribadisce di voler continuare a puntare sulle fonti sporche, dimostrandosi inconsapevole dei rischi ambientali, climatici, sanitari ed economici.

Fonte: Redazione Qualenergia.it

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