aumento energia pulita – Zanotti Energy Group https://zanottienergygroup.it Conosciamo bene gli impianti fotovoltaici aziendali. Mon, 03 Jul 2023 09:31:05 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.4.6 https://zanottienergygroup.it/wp-content/uploads/2020/07/cropped-favicon-32x32.png aumento energia pulita – Zanotti Energy Group https://zanottienergygroup.it 32 32 Earth Overshoot Day: stiamo consumando il nostro Pianeta! https://zanottienergygroup.it/overshoot-day-stiamo-consumando-nostro-pianeta/ https://zanottienergygroup.it/overshoot-day-stiamo-consumando-nostro-pianeta/#respond Mon, 08 Aug 2016 16:30:23 +0000 https://www.zanottienergygroup.it/?p=4426 L’ 8 agosto è l’Earth Overshoot Day, giorno in cui cominceremo ad utilizzare più risorse naturali di quelle che la Terra ci mette a disposizione. Questo sovra sfruttamento è iniziato più di 40 anni fa, è infatti dagli anni ’70 che consumiamo più risorse di quelle che la Terra può produrre.

I numeri del nostro impatto sulla Terra:

  • 95% è stato l’aumento della Popolazione mondiale dal 1970;
  • -52% in media di specie di vertebrati in meno dal 1970;
  • 60% della nostra impronta ecologica è prodotta dal carbonio;
  • 1,6 i pianeti come la Terra necessari per mantenere questi livelli di consumo.

Attraverso lo sfruttamento di settori emergenti come l’utilizzo delle energie rinnovabili, sarebbe possibile vivere in armonia con il pianete e ricavarne molti vantaggi. Le tecnologie disponibili, ad oggi, permetterebbero di raggiungere tali obiettivi

Per esempio, il Costa Rica, nel corso dei primi tre mesi del 2016, ha generato il 97 % della sua elettricità da fonti rinnovabili. Anche in Europa ci sono esempi positivi come: Portogallo, Germania e Gran Bretagna che quest’anno sono stati capaci di soddisfare il 100% della loro domanda di energia elettrica attraverso fonti rinnovabili, anche se solo per diversi minuti o, come nel caso del Portogallo, per diversi giorni.

E l’Italia?  Il nostro Paese è in forte deficit ecologico. 

È stato calcolato che se la popolazione di tutto il mondo vivesse come i cittadini italiani, sarebbero necessari 2,7 pianeti come la Terra, e per continuare a mantenere questi livelli di consumo avremmo bisogno di 4,3 Paesi grandi quanto l’Italia.

Anche in Italia è giunto il momento di passare dalle parole ai fatti e sfruttare al massimo tutte queste fonti rinnovabili che, oltre ad essere inesauribili, sono pulite ed eco-sostenibili. In assenza di tecnologie specifiche qualcosa si può fare anche a livello individuale: sul sito dell’Overshoot Day ci sono proposte che vanno dall’aumento dei pasti vegetariani al recupero della materia utilizzata nel ciclo produttivo.

L’ energia pulita è il futuro e la nostra Terra ha esaurito le proprie risorse per dircelo!

]]>
https://zanottienergygroup.it/overshoot-day-stiamo-consumando-nostro-pianeta/feed/ 0
Tariffe a copertura dei costi sostenuti dal GSE https://zanottienergygroup.it/tariffe-a-copertura-dei-costi-sostenuti-dal-gse/ Thu, 16 Jul 2015 15:28:22 +0000 https://www.zanottienergygroup.it/?p=3040 1. Tariffe a copertura dei costi sostenuti dal GSE – Scambio sul Posto

Dal 1° gennaio 2015 i soggetti responsabili di impianti che presentino, per almeno un giorno nell’anno di riferimento, una Convenzione valida di Scambio sul Posto – ad esclusione degli impianti di potenza nominale fino a 3 kW – sono tenuti a corrispondere al GSE una tariffa a copertura degli oneri di gestione, verifica e controllo (DM 24/12/2014).

Tale tariffa, che viene applicata con cadenza annuale, è costituita da un corrispettivo fisso per ciascuna Convenzione e da un corrispettivo variabile in funzione della potenza dell’impianto (Allegato 1, punto 4, del DM 24 dicembre 2014), come riportato nella seguente tabella:

tabella sspFonte:GSE

Nei casi in cui lo Scambio sul Posto venga erogato per una pluralità di punti di prelievo e di punti di immissione, si applica un contributo aggiuntivo di 4 €/anno per ogni punto di connessione.

Viene specificato, inoltre, che per il calcolo della tariffa si considera la potenza dell’impianto al 1° gennaio dell’anno di riferimento, oppure, in caso di Convenzioni stipulate successivamente, si considera la potenza dell’impianto al giorno di decorrenza della Convenzione.

2. Tariffe a copertura dei costi sostenuti dal GSE – Ritiro Dedicato

Dal 1°gennaio 2015 i soggetti responsabili di impianti che presentino, per almeno un giorno nell’anno di riferimento, una Convenzione valida di Ritiro Dedicato – ad esclusione degli impianti di potenza nominale fino a 3 kW – sono tenuti a corrispondere al GSE una tariffa a copertura degli oneri di gestione, verifica e controllo (DM 24/12/2014).

Tale tariffa, applicata con cadenza annuale, è differenziata per fonte di alimentazione e viene calcolata sulla base della potenza nominale di ciascun impianto, applicando corrispettivi unitari variabili in funzione degli scaglioni progressivi di potenza (Allegato 1, punto 3 al DM 24/12/2014), prevedendo un importo massimale annuo come indicato nella tabella seguente:

tabella ridFonte:GSE

La tariffa verrà calcolata in base alla potenza dell’impianto al 1°gennaio dell’anno di riferimento, oppure, in caso di convenzioni stipulate successivamente a tale data, a partire dal giorno di decorrenza della Convenzione.

[su_list icon=”icon: warning”]

  • Il GSE rende disponibile annualmente a ciascun soggetto, sul relativo Portale informatico, la fattura con l’importo da riconoscere, in concomitanza con la prima remunerazione dell’energia nell’anno di competenza.
  • La tariffa è riconosciuta al GSE mediante una compensazione finanziaria da applicare al primo pagamento dell’anno e, in caso di incapienza, ai pagamenti successivi. [/su_list]

Fonte:GSE

]]>
Nuove modalità di comunicazione per modifiche effettuate su impianti fotovoltaici https://zanottienergygroup.it/nuove-modalita-di-comunicazione-per-modifiche-effettuate-su-impianti-fotovoltaici-2/ Mon, 08 Jun 2015 15:28:17 +0000 https://www.studioingzanotti.it/?p=2898 Con il Documento tecnico di riferimento, il GSE ha descritto le nuove modalità e tempistiche che gli Operatori sono tenuti a seguire per la corretta comunicazione di interventi di modifica di impianti fotovoltaici senza rischiare di perdere il diritto agli incentivi in Conto Energia.

Nello specifico, le modifiche (che possono essere di carattere tecnico-progettuale, giuridico, amministrativo e commerciale) devono essere inviate tramite il portale telematico del GSE ad inizio lavori (comunicazione inizio lavori), tramite i moduli resi disponibili dal Gestore stesso. A causa del carattere retroattivo della norma, tutti i produttori che hanno già realizzato interventi devono necessariamente adattarsi alle regole in oggetto per comunicare l’avvenuta modifica.

Nei casi in cui tali modifiche riguardino impianti di potenza incentivata inferiore ai 20 kW o che non abbiano alterato in alcun modo i criteri ed i requisiti grazie ai quali l’impianto era stato ammesso agli incentivi, il GSE ha aggiunto che sarà sufficiente inviare la comunicazione di avvenuta modifica, riservando comunque la facoltà di verificare la documentazione di supporto, qualora emergessero aspetti specifici tali da richiedere un’approfondita valutazione tecnico-amministrativa.

Da cinque anni siamo al fianco dei proprietari di impianti fotovoltaici nella gestione amministrativa e burocratica degli impianti per la produzione di energia pulita. L’esperienza maturata ci pone fra i maggiori esperti nella gestione delle relazioni con tutti i principali enti del settore e al quinto posto come numero di impianti gestiti in Italia. Non esitare a contattarci, tutti i nostri preventivi sono sempre gratuiti e non vincolanti, faremo del nostro meglio per aiutarti a districarti in questo difficile contesto normativo.

Per maggiori informazioni [su_button url=”mailto:commerciale@studioingzanotti.it”]Contattaci[/su_button] ]]> Oneri generali: 15 miliardi nel 2015, ma l’aumento rallenta https://zanottienergygroup.it/oneri-generali-15-miliardi-nel-2015-ma-laumento-rallenta/ Thu, 30 Apr 2015 13:15:49 +0000 https://www.studioingzanotti.it/?p=2803 L’autorità per l’energia ha reso noto alcuni dati interessanti in Commissione Industria del Senato nell’ambito dell’indagine conoscitiva sui prezzi finali di elettricità e gas.

Gli oneri generali di sistema raggiungeranno i 15 miliardi di euro nel 2015: l’aumento rallenta notevolmente rispetto agli anni precedenti, ma siamo comunque al doppio rispetto ai 7,472 miliardi del 2011.

Il peso di tali oneri neutralizza in gran parte il calo del prezzo dell’elettricità all’ingrosso, che nel primo trimestre del 2015 ha fatto registrare un -12% rispetto al trimestre precedente. Per l’utente domestico gli oneri di sistema ora sono pari al 24% della bolletta (il 32,6% per gli utenti del terziario, secondo l’indice ICET di Confcommercio).

L’aumento è dovuto soprattutto alla componente A3, destinata agli incentivi alle rinnovabili e alle assimilate che è raddoppiata negli ultimi 4 anni. L’aumento di questo valore è però fortemente rallentato dal 2013 al 2014 e rallenterà ulteriormente nel 2015, grazie anche alle misure incluse nel pacchetto taglia-bollette del decreto Competitività, tra cui lo spalma-incentivi fotovoltaico.

Nonostante questo i clienti domestici italiani pagano il kWh meno degli altri europei, grazie alla nostra struttura progressiva della tariffa che premia i consumi sotto i 5000 kWh/annui.

A chi consuma meno di 1.000 kWh/anno, per esempio, l’elettricità costa il 33% e il 38% in meno rispetto alla Germania e alla Spagna rispettivamente. Se il consumo di energia si attesta tra i 2.500 e i 5.000 kWh/anno, invece, la differenza è del 20% in meno delle famiglie tedesche, ma il 3% in più di quelle spagnole.

Discorso diverso se si passa ai consumatori industriali. Nonostante l’Italia abbia i prezzi tra i più alti in Europa, per chi consuma tra 20 e 500 MWh, si è avuta una significativa riduzione rispetto al 2013, specie nei confronti di Germania e Spagna, passati rispettivamente dal 7,6% allo 0,6% e dal 27% al 24%.

(FONTE: Qualenergia)

]]>
Energia fotovoltaica wireless dallo spazio https://zanottienergygroup.it/energia-fotovoltaica-wireless-dallo-spazio/ Tue, 24 Mar 2015 08:47:03 +0000 https://www.studioingzanotti.it/?p=2682 Dall’Agenzia spaziale del Giappone un progetto, chiamato Space Solar Power System, che prevede l’installazione in orbita di stazioni fotovoltaiche con un sistema in grado di inviare l’energia fotovoltaica raccolta nello spazio alla terra.
La nuova frontiera del fotovoltaico arriva dallo spazio. Gli scienziati dell’Agenzia spaziale del Giappone (JAXA) hanno annunciato lo sviluppo di un sistema in grado di catturare e trasmettere energia elettrica a distanza, ovvero dallo spazio alla terra, con un processo molto simile a quello di trasmissione di onde radio.

Il progetto si chiama Space Solar Power System e prevede l’installazione in orbita di stazioni fotovoltaiche dotate di un delicato dispositivo di controllo della direzione che invia l’energia elettrica raccolta nello spazio al nostro pianeta. Finora  i ricercatori sono riusciti ad inviare 1,8 kilowatt di energia ad una distanza di 55 metri.

[youtube_video id=D56vRfv71OA width=”450″ height=”250″]

Approvvigionamento energetico costante

Un risultato che in termini di  potenza complessiva è sicuramente non rivoluzionario ma l’aspetto interessante è la possibilità di ottenere un approvvigionamento energetico costante, risolvendo in questo modo la più grande problematica attuale dei sistemi solari ‘terrestri’, che necessitano di una radiazione continua per funzionare. In questo caso, invece, il sistema funzionerebbe 24ore su 24, 365 giorni all’anno e in qualsiasi condizione meteorologica.
Si tratta ad ogni modo di una scoperta in fieri, che molto probabilmente avrà bisogno di decenni prima di essere implementata. Sono tanti gli ostacoli e le problematiche da risolvere- spiega in una nota l’Agenzia- a partire da come inviare le strutture nello spazio, come costruirle e come gestire la manutenzione. Ma l’intuizione è rivoluzionaria. Un video diffuso spiega il funzionamento del sistema.

]]>
L’Onu è per il disinvestimento dalle fossili. https://zanottienergygroup.it/lonu-e-per-il-disinvestimento-dalle-fossili/ Thu, 19 Mar 2015 09:08:43 +0000 https://www.studioingzanotti.it/?p=2666 “Supportiamo il disinvestimento perché manda un segnale chiaro alle compagnie, specialmente quelle del carbone, che l’era del ‘brucia ciò che vuoi’ non può continuare”. A parlare così è Nick Nuttall, portavoce della Convenzione sul Cambiamento Climatico delle Nazioni Unite, l’UNFCC. Per la prima volta l’Onu si schiera apertamente a sostegno della campagna internazionale per spingere istituzioni, fondi pensioni, governi e risparmiatori a disinvestire dagli asset in fonti fossili.

I motivi che stanno dietro alla campagna sono noti e piuttosto semplici: se vogliamo evitare gli effetti più disastrosi del global warming dobbiamo lasciare sotto terra gran parte delle riserve di carbone, petrolio e gas. Secondo le stime dell’International Energy Agency (IEA), se vogliamo avere buone possibilità di fermare il riscaldamento globale entro a soglia critica dei 2 °C, due terzi delle riserve provate di combustibili fossili dovranno rimanere sotto terra. Secondo altri studi, come quello di Carbon Tracker Initative, la quantità di combustibili fossili che non potremo bruciare se vogliamo affrontare seriamente il global warming è addirittura dell’80%.

A rischio, oltre al clima, sono anche i soldi di chi investe: le politiche per il clima e la transizione energetica in atto verosimilmente impediranno di far fruttare adeguatamente gran parte degli asset in miniere e trivelle. È la cosiddetta bolla del carbonio, che potrebbe avere effetti disastrosi anche per l’economia mondiale se questa non si disintossica abbastanza in fretta da carbone, petrolio e gas.

Motivazioni che sembrano condivise dall’UNFCCC: “Tutto quello che facciamo è basato sulla scienza e la scienza ci dice che abbiamo bisogno di un mondo con molti meno combustibili fossili”, commenta al Guardian Nuttal, confermando: “Abbiamo messo a disposizione dei gruppi e delle organizzazioni che stanno disinvestendo la nostra autorità morale di Nazioni Unite. ”Fino ad ora c’era stato, a novembre, un appello agli investitori del segretario generale Ban Ki-moon a “ridurre gli investimenti nell’economia del carbone e delle fossili”, ma l’Onu non era mai arrivata ad appoggiare esplicitamente la campagna per il disinvestimento.

La dichiarazione delle Nazioni Unite si aggiunge a diversi appelli autorevoli ed estranei al mondo dell’ambientalismo o dell’energia rinnovabile che di recente hanno messo in guardia sugli investimenti in fossili, moniti arrivati dal Fondo sovrano norvegese, dalla Banca Mondiale, dalla Banca d’Inghilterra e da voci importanti del mondo della finanza come HSBC, Goldman Sachs e Standard and Poor’s.

La campagna di disinvestimento dalle fossili, cui hanno aderito soprattutto università, chiese ed enti pubblici, verosimilmente non produrrà un impatto economico significativo sugli investimenti in energie fossili: almeno in questa fase, l’attacco è soprattutto sul piano morale e comunicativo. Tuttavia la presa di posizione dell’Onu è sicuramente significativa, ma da un certo punto di vista contraddittoria. L’organismo rappresenta, infatti, le nazioni e proprio gli Stati sono tra i più grandi investitori in fossili: possiedono o controllano indirettamente circa il 72% delle riserve mondiali di petrolio, il 73% di quelle di gas e il 61% di quelle di carbone.

Oltre a questo le nazioni aiutano i privati a trivellare e a scavare. Solo i Paesi del G20, ad esempio, ogni anno destinano 88 miliardi di dollari di denaro pubblico per aiutare le compagnie a sviluppare nuove riserve, nonostante la promessa fatta cinque anni fa di eliminare progressivamente gli aiuti alle fossili a partire proprio da quelli per le esplorazioni, denuncia l’ong americana Oil Change International. I sussidi alle fossili secondo la IEA (che considera solo quelli al consumo) nel 2012 a livello mondiale sono stati pari a 544 miliardi di $, contro i 104 miliardi destinati alle rinnovabili. Il Fondo Monetario Internazionale stima l’aiuto a gas, carbone e petrolio in 1.900 miliardi $/anno.

Secondo un recente studio, che individua le riserve da non estrarre partendo da quelle più climalteranti, costose e problematiche, la Cina e l’India potranno usare solo il 13% delle proprie riserve di carbone, l’EU l’11%, l’Africa il 10%, gli Stati Uniti il 5% e la Russia appena il 3%. Lo scenario che dovrebbe concretizzarsi per il bene del clima sembra cioè decisamente incompatibile con la situazione energetica attuale di molte superpotenze: si pensi alla Cina che nel 2014 ha visto il Pil crescere del 7,4% e che, nonostante gli sforzi in atto, dipende a ancora dal carbone per circa l’80% della sua domanda di energia.

Il supporto dell’ONU alla campagna di disinvestimento dalle fossili è un ottimo segnale: ma ora bisognerebbe che lo ascoltassero gli Stati nazionali. A partire dall’Italia, che con norme come quelle contenute nello Sblocca Italia ribadisce di voler continuare a puntare sulle fonti sporche, dimostrandosi inconsapevole dei rischi ambientali, climatici, sanitari ed economici.

Fonte: Redazione Qualenergia.it

]]>
Incremento domanda e produzione da termoelettrico a febbraio il rapporto Terna https://zanottienergygroup.it/incremento-domanda-e-produzione-da-termoelettrico-febbraio-il-rapporto-terna/ Tue, 10 Mar 2015 01:03:05 +0000 https://www.studioingzanotti.it/?p=2640 A febbraio 2015, secondo il rapporto mensile Terna, la domanda cresce dello 0,7% rispetto al febbraio del 2014 e la produzione termoelettrica torna a registrare un segno “più”. Forte diminuzione della generazione da idroelettrico, in aumento quella da fotovoltaico. Nel bimestre gennaio-febbraio le rinnovabili coprono il 30,9% della domanda.

A febbraio 2015 la domanda e l’offerta di energia elettrica in Italia, secondo il Rapporto_Mensile_Terna_02-2015 , sono stati caratterizzate da due dati in controtendenza.

La domanda è in aumento dello 0,7% rispetto al febbraio del 2014 (25,2 TWh) e la produzione termoelettrica torna a registrare un segno “più” sullo stesso mese dell’anno prima, +7,5% su febbraio 2014; in quest’ultimo caso va detto che dal 2012 (in 37 mesi precedenti) era accaduto in soli tre mesi, e per incrementi percentuali peraltro irrisori.

In realtà, riguardo alla domanda, se si depura il dato dall’effetto temperatura, questa calerebbe di quasi 0,8% sullo stesso mese di un anno prima, visto che la temperatura media del mese scorso è stata di 2,5 °C inferiore (il numero dei giorni lavorativi è lo stesso).

Sulla produzione termoelettrica va poi aggiunto che quella del febbraio 2014, pari a 13,4 TWh, era stata veramente molto bassa. Secondo Staffetta Quotidiana quest’anno a febbraio la richiesta di gas da parte delle centrali elettriche (1.684 milioni di mc) è stata addirittura maggiore del 18,8% rispetto ad un anno fa, ma comunque inferiore del 10,7% sul 2013.

Negativa la performance a febbraio dell’idroelettrico, -25%, in leggero calo quella eolica, in crescita dell’8,3% quella da fotovoltaico (quasi 1,3 TWh). Il saldo di energia con l’estero è stato negativo: -0,3%.

La quota da rinnovabili per il bimestre gennaio-febbraio 2015 (inclusa la generazione da biomasse inserita da Terna nel termoelettrico) è del 37,4% sulla produzione nazionale e del 30,9% sulla domanda. Entrambe queste percentuali, soprattutto per i circa 2 TWh prodotti in meno quest’anno dall’idroelettrico, sono inferiori a quelle del primo bimestre 2014, rispettivamente 39,5 e 33,3%.

 

09 marzo 2015
]]>